Lo Yoga per superare le grandi sfide della vita

Associamo lo yoga a tranquillità e benessere. Ma lo yoga può anche riguardare l'oscurità? Può essere attraversato da crisi e disperazione? La maggior parte di noi sperimenta una notte oscura dell'anima nella propria vita. Non si tratta di una battuta d'arresto temporanea o una brutta giornata al lavoro; è un periodo di intenso e disorientante tumulto interiore che ci colpisce al centro della nostra esistenza. Eppure c'è poco, se non nulla, nella nostra educazione che ci aiuti a prepararci a questo. Nella società occidentale una notte oscura dell'anima viene considerata come un ostacolo da superare. I medici non possono realmente aiutare; manca loro la saggezza per trattare la causa alla radice della sofferenza. Semplicemente medicano. Nell'antica India, la crisi era un momento importante di transizione e un sacro rito di passaggio. Yogi e mistici studiarono la crisi e notarono gli attributi comuni di una notte oscura, osservandoli come potenti esperienze che conducono al risveglio spirituale.

L'immensa potenza della crisi è riconosciuta dalla Bhagavad Gita, un antico classico sullo yoga, che inizia stabilendo "lo yoga della disperazione" con il suo eroe, il guerriero Arjuna, che cadde in una debilitante crisi personale. La disperazione di Arjuna è talmente profonda da indurlo a dubitare di poter restare vivo. A questo punto, Krishna, suo amico e auriga, guida il guerriero attraverso la sua oscura esperienza notturna, condividendo con lui i segreti dello yoga ed offrendoci tre insegnamenti su come affrontare la crisi.

PRIMO INSEGNAMENTO: onora la notte oscura come un rito di passaggio

Con la nostra forte e legittima enfasi sulla positività, il valore della disperazione è spesso dimenticato nelle presentazioni contemporanee dello yoga. Come tale, arrivare ad affrontare un periodo di oscurità quando stiamo praticando lo yoga o un percorso spirituale potrebbe sembrare sconcertante. "Questo non dovrebbe capitare proprio a me", potremmo pensare sentendoci confusi, vergognati o addirittura delusi dalla nostra pratica. A volte potremmo tentare di respingere o invalidare la nostra disperazione prendendo rifugio nella psicologia popolare o nella spiritualità facile, con mantra come "pensa positivamente", "passaci sopra", "lascialo andare", "scegli la felicità".

La lotta è certamente qualcosa che non vorremmo augurare a nessuno, ma il primo insegnamento della Gita è che la crisi non è qualcosa da temere; può essere un dono. Riconsiderando l'oscurità, possiamo renderla parte del nostro viaggio nello yoga.

SECONDO INSEGNAMENTO: Rinuncia alla necessità di controllare

Durante una notte oscura dell'anima, le narrazioni personali che abbiamo vissuto cominciano a logorare le cuciture, facendoci mettere in discussione il nostro senso del Sé. Questa disintegrazione della nostra storia può essere isolante, disorientante, persino rabbiosa. Mentre lottiamo per navigare nelle circostanze della vita, arriviamo a vedere che più ci aggrappiamo alla nostra storia spezzata, più intensamente sperimentiamo la sofferenza associata con il tempo, la paura, il lamento e la confusione. La paura è la sofferenza associata al futuro, il lamento con il passato e la confusione con il presente.

Una delle definizioni di Krishna dello yoga è "rompere la connessione con la sofferenza." All'inizio, Krishna ricorda ad Arjuna che qualunque dolore lui stia vivendo passerà di sicuro. Come il caldo e il freddo, queste sensazioni sono impermanenti e nascono dal nostro impelagarci con questo mondo. I saggi imparano a sopportare queste sensazioni, senza esserne distratti. Qui Krishna fa una distinzione implicita tra dolore e sofferenza: il dolore è una parte inevitabile della vita; la sofferenza, d’altra parte, è la nostra risposta mentale al dolore. È la storia che creiamo attorno alla nostra esperienza. Il dolore è inevitabile; la sofferenza è facoltativa. Come spiega Krishna, possiamo lavorare con abilità sul dolore, cercando di rimuovere la nostra forte resistenza mentale verso di esso. Questa graziosa accettazione del dolore lo libera, ci disintossica e facilita una potente trasformazione.

La pratica di dire "sì" alla vita, di permettere ciò che deve accadere, è rappresentata nello yoga da Savasana, la posizione del cadavere. In questa postura, il praticante di yoga giace sulla schiena con le braccia lungo i fianchi in uno stato di completa accettazione. Se la posa corporea potesse parlare, suggerirebbe: "Lascia andare la proiezione e la resistenza. Lascia andare le tue storie e la tua identità in questo mondo. Sii il tuo migliore amico. Soprattutto, non dimenticare mai che sei un figlio dell'universo, tanto quanto le stelle e gli alberi; meriti di essere qui. Sei protetto e supportato."

TERZO INSEGNAMENTO: Fidati della tua guida interiore

Nel percorrere la notte oscura dell'anima, è fondamentale avere fiducia nella nostra guida interiore. La notte oscura dell'anima è un tempo per prestare meno attenzione alle inarrestabili chiacchiere della mente, e piuttosto per ascoltare la voce del Maestro Universale dentro di noi. All'inizio, Arjuna sta conducendo tutta la conversazione nella Gita: sta esprimendo le sue paure sul futuro, i suoi rimpianti per il passato e la sua confusione sul presente. Il guerriero si rende presto conto che nessuna delle sue parole potrà sedare la sua sofferenza, così si rivolge al suo più fidato amico, Krishna, che rivela la sua vera identità ad Arjuna come Maestro Universale e fonte di ogni saggezza.

L'Insegnante Universale assume forme diverse nella nostra vita per condurci verso il compimento del nostro più alto potenziale attraverso lo yoga. Ascoltare la nostra guida interiore richiede una quiete interiore, una volontà sincera conosciuta come "ascolto arreso" e un genuino desiderio di onorare la verità in qualunque modo si riveli.

La Gita ci insegna a considerare la crisi personale come un processo naturale ed un sacro rito di passaggio, per lasciare andare il nostro bisogno di controllare la vita, rivolgere la nostra attenzione verso l'interno e fidarci della nostra stessa guida interiore. Se riusciamo a farlo durante la crisi personale, ridurrà la nostra sofferenza. Quest’atto di profonda gentilezza per noi stessi creerà anche uno spazio sacro affinchè la saggezza dello yoga possa fiorire nel nostro cuore. Potrà aiutarci a sviluppare qualità "divine", ciò che Krishna chiama "la ricchezza degli dei e delle dee".

Guerrieri Yoga sul campo della vita

Dopo quattordici anni di matrimonio, la moglie di Claude Amber lo lasciò per un istruttore di fitness. Durante il loro matrimonio, Claude aveva desiderato dei bambini, ma Amber era stata esplicitamente poco entusiasta. Nel giro di pochi mesi dall'incontro con il suo nuovo partner, Amber seppe di aspettare un bambino. Claude si tuffò in una notte oscura dell'anima, affrontando la naturale depressione e il dolore che accompagna tali circostanze. Claude, tuttavia, era profondamente interessato alla saggezza della Gita. Invece di provare vergogna o tentare di ignorare o bypassare la sua esperienza, decise di lasciare che la notte oscura avesse luogo senza creare una storia intorno ad essa.

Studiando regolarmente la Bhagavad Gita, Claude rivolse la sua attenzione verso l'interno e iniziò ad ascoltare l'Insegnante Universale. Cercò di coltivare le qualità divine come la non-violenza, evitare la rabbia, non criticare gli altri, la compassione, la gentilezza, l'umiltà e l'assenza di malizia. I divorzi possono suscitare il peggio dentro noi, ma nella dedizione volta ad approfondire il suo yoga, Claude rifiutò di indugiare nell’autocommiserazione, nell’amarezza o nella furia. Prendendo in mano la sua vita, Claude ha contemplato e riconosciuto gli errori che ha commesso nella relazione e come poteva aver contribuito alla disgregazione. Non ha mai parlato male di Amber e, nonostante la sua sofferenza, ha deliberatamente scelto di rimanere rispettoso nei suoi confronti.

C'erano ancora problemi legali non risolti tra Claude e Amber, incluso un caso giudiziario verso terzi relativo ai loro precedenti affari insieme. Amber aveva preso la metà migliore del loro portafoglio di proprietà congiunte, ma Claude non cercò alcuna rivincita. Piuttosto, aiutò Amber a risolvere il caso, senza che lei lo sapesse. L'insegnante di yoga di Claude gli aveva insegnato la saggezza degli alberi. Un albero dà tutto ciò che ha agli altri - la sua ombra, i fiori, i frutti e l'ossigeno - senza preoccuparsi di ricevere gratitudine o qualcosa in cambio. Sfida il caldo torrido e le piogge torrenziali senza lamentarsi, offrendo rifugio a chi ne ha bisogno. E se qualcuno arriva con un'ascia per abbatterlo, rimane libero dalla cativeria e dal desiderio di vendetta. Claude voleva emulare un albero, non un'ascia. Capì che scavando nella sua pratica yoga, poteva superare la sua sofferenza, mentre cresceva nel suo Sè supremo. Claude vide che la notte oscura dell'anima è il momento perfetto per sviluppare la gentilezza e la compassione, sia verso se stessi che verso gli altri, nonostante il dolore.

Per gentile concessione di Simon Haas. Tradotto da Daniele Piras. - Fonte: Yoga for overcoming life's greatest challenges